La contemporaneità del Maestro, per una generazione senza maestri.

“La contemporaneità di Gesù e’ il nostro debito nei confronti dei giovani”. Appare  spiazzante la frase che apre uno degli incontri pomeridiani dedicato ai giovani e a Gesù, nella seconda giornata di lavori del convegno promosso dal Progetto Culturale della Cei “Gesù nostro contemporaneo”, presso l’Auditorium in via della Conciliazione a Roma. La frase e il discorso, pronunciato da Don Armando Matteo, docente presso l’Università Pontificia Urbaniana e assistente dell’AIMC, seppure realistico ci disorienta. “La generazione post 1980 e’ stata definita “una generazione senza Dio” e forse questo e’ un debito gli che adulti hanno verso i giovani. Quella generazione che ha spento il pensiero e ha acceso la televisione, che ha saputo trasformare la salvezza dell’anima  in una cura ossessiva del corpo”.

Insieme a lui, a discutere su quanto la figura di Gesù possa o meno essere vicino ai giovani di oggi, lo scrittore Alessandro D’Avenia, Il cantautore Roberto Vecchioni,  moderati dal giornalista Alessandro Zaccuri.

Non e’ semplice focalizzare il problema, perché quello dei giovani e’ un tema scottante e quanto mai attuale, nel momento in cui si presentano cifre e stime pesanti in cui gli oratori appaiono deserti e sembra che le sante messe vengano ammutinate al pari di uno dei più storici degli ammutinamenti, quello della nave del Bounty.

Ma se Don Armando traccia uno scenario apocalittico, in cui i veri carnefici di questo effetto desertificante sono gli adulti, il giovane e virtuoso scrittore siciliano, Alessandro D’Avenia, afferma il contrario. “La contemporaneità di Gesù e’ data dai padri che riceviamo e se io sono dove sono oggi, lo devo ai miei genitori e dai maestri che ho ricevuto, come il mio professore di religione, padre Giuseppe Pugliesi (ucciso dalla mafia nel 1993 ) e dal suo sguardo verso noi studenti del liceo”. Così, il Piccolo Principe della narrativa  italiana, pone l’accento sull’importanza del concetto dello sguardo e della paternità al centro di quel processo che sconvolge la relazione, citando l’episodio del vangelo in cui Gesù incontra il giovane ricco “ se ci soffermiamo a pensare a quello sguardo che Gesù utilizzò, guardando il giovane negli occhi, allora forse Gesù sarebbe veramente contemporaneo, perché il suo e’ uno sguardo che da oggetto, si trasforma in soggetto”.

Ago della bilancia, in questo dibattito sul mondo giovanile, il cantautore Roberto Vecchioni, che dalla sua esperienza di insegnate e padre calca il concetto che questa generazione ha bisogno sempre di più di maestri che non ci sono. “ I ragazzi non aspettano altro che essere presi per mano,  in questo mondo che grazie ad internet e alle nuove tecnologie sembra che conoscano già tutto, in realtà si cela una miseria profonda”. L’importanza quindi di far comprendere loro chi e’ Gesù e la rivoluzione che ha apportato, e’ la sfida che lancia Vecchioni alla generazione di adulti ed educatori che incontrano e si scontrano con i giovani del nostro tempo.

Non dimentichiamo che e’ il Dio di ogni uomo e di ogni coscienza, che pone al centro il singolo e Gesù e’ l’unione tra gli uomini, perfetta allegoria del nostro viaggio terreno”. E conclude lo scrittore e cantautore milanese lanciando una esortazione a chi, forse meno giovane, ricerca risposte. “Loro ci sono, siamo noi adulti che non ci siamo. Prima di tutto dobbiamo fargli capire chi e’ Cristo. E’ come quando ti innamori di una persona, prima devi capire chi e’ quella persona per amarla veramente”.

Di Francesca Baldini

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