Conclusioni del Convegno internazionale “Gesù nostro Contemporaneo”.

Si e’ concluso in un clima di grande soddisfazione il convegno internazionale “Gesù nostro contemporaneo”, promosso dal Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana. Quattro giornate e mezzo che hanno visto un’elevata partecipazione di studiosi, religiosi e laici, impegnati a discutere e confrontarsi sulla figura di Gesù Cristo nella nostra storia contemporanea. Sul placo dell’Auditorium della Conciliazione a Roma, sono saliti storici, filosofi, teologi, scrittori e persino cantautori per fare il punto, in maniera lucida e profonda, su come ancora la figura di Cristo affascini e sconvolga le menti contemporanee. Nelle conclusioni, affidate al Presidente del Progetto Culturale Card. Camillo Ruini, emerge  con speciale forza alcune forme di tale contemporaneità: “Quella delle opere di fraternità che scaturiscono dal prendere sul serio il nostro legame con lui. Quella, intima e particolarmente diretta, del rapporto personale e vivificante che si stabilisce tra lui e chi sceglie di trascorrere, mediante il silenzio e la preghiera, la vita in sua compagnia. Quella dell’esperienza del dolore, attraverso la quale Gesù penetra dentro di noi e si immedesima con noi, offrendoci una difficile ma straordinaria possibilità di immedesimarci a nostra volta con lui. Quella infine, la più alta di tutte, che si realizza in chi muore martire per la fede in lui”.

Il Dio in cui si crede, o non si crede, il Dio di cui anche oggi si discute, in Occidente e in gran parte del mondo – ad esempio in Russia e in America Latina – è, in sostanza, il Dio che ci ha proposto Gesù di Nazaret. Ed è vero pure l’inverso: se Gesù di Nazaret è importante anche oggi per tanti uomini e donne, è perché essi sono convinti, o almeno sperano, che egli abbia un rapporto speciale, anzi unico, con Dio”.

Infine Ruini ha posto l’accento su una delle urgenze più sentite, ovvero il futuro della fede in Gesù da parte delle nuove generazioni: “Oggi probabilmente non basta più che alcuni membri della Chiesa vivano la loro fede come missione, in paesi lontani o qui da noi”, ha sottolineato.

Gesù rimarrà sempre nostro contemporaneo, perché vive con noi e per noi nell’eterno presente di Dio. Affinché però anche noi viviamo da suoi contemporanei, con lui e per lui, mi sembra necessario che oggi la missione ritorni ad essere quello che è stata all’inizio: una scelta di vita che coinvolge l’intera comunità cristiana e ciascuno dei suoi membri, ciascuno naturalmente secondo le condizioni concrete della sua esistenza”.

di Francesca Baldini

Share this post